Torneoinarmatura 2016 - Uomini d'Arme

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Giorgio dei Carminati, esule di Brembilla

Uomo d'Arme per la Signoria Colleoni

Giorgio Carminati . Compagnia d'Arme del Carro . Solza

| Campione del Torneo 2015 | Re d'Onore |

Nato nel 1430 a Brembilla, primo di due figli dalla famiglia Carminati, ghibellini appartenenti alla nobiltà locale e che vantano possedimenti nell'intera valle.
Fino all'età di 13 anni visse nei territori sotto il dominio della famiglia ottenendo educazione e formazione spirituale, viaggiando poco e preferendo la vita montana ai richiami del centro urbano bergamasco. Poco incline allo studio, preferì il lavoro fisico e la fatica.
Nel 1443, quando le truppe della Serenissima Repubblica di Venezia mossero in armi contro i signori della Val Brembilla fu sottratto agli scontri e inviato nel piccolo centro di Catremerio con la gente di corte. In seguito alla distruzione di Brembilla e della rocca dei Carminati tutti gli appartenenti alla famiglia si dispersero, molti muovendo sul milanese e cambiando il loro cognome adottando quello della loro terra d'origine. Sfuggì ai massacri perpetrati dall'esercito in Catremerio e fuggì con altri esuli verso il ducato visconteo.
Giunto a Milano iniziò a cercare contatti con altri parenti tra grandi difficoltà: infatti nulla sapeva del cambio di cognome che era stato operato da molti dei suoi. Come molti, per sfuggire alla povertà, scelse la vita militare. Inserito tra le cernite cittadine ed iniziato il percorso d'addestramento, si distinse per la tenacia, il carattere schietto e la dura linea morale. Sentendo un maggior stimolo all'avventura e nutrendo fastidio per la realtà cittadina, così lontana dalla sua infanzia montana, si aggrega nottetempo tra le truppe mercenarie in transito nelle vicinanze di Milano. Tra quegli uomini fu riconosciuto da soldati che avevano partecipato agli scontri di Brembilla i quali, per garantirgli maggiore incolumità, lo segnalarono ad un capolanza colleonesco affinché fosse preso come paggio al suo servizio.
Nel 1447, inquadrato tra le fanterie del Coglione, mosse verso la Romagna per unirsi al Condottiero bergamasco ma giunti neanche a metà strada furono avvertiti del tradimento operato contro quello e della sua incarcerazione nei Forni di Monza. Conversero quindi verso le schiere dei veterani e si unirono a loro nella decisione di non prendere parte ad alcuna operazione bellica sotto altri comandanti. Nei mesi di inattività gli furono impartiti un severo addestramento tra i veterani bergamaschi dei quali si guadagnò la stima e la simpatia.

Deo Duce Ferro Comite


Ormai diciottenne e ben inserito nell'esercito colleonesco, volle essere tra le truppe che coprirono la fuga del comandante dal carcere; tra i boschi al di la del fossato dei forni di Monza ci fu il primo incontro con il Condottiero bergamasco il quale, come incurante dei mesi di privazioni a cui fu sottoposto, subito lanciò i suoi uomini contro Pavia per la liberazione della moglie Tisbe dei Martinengo. Durante le scaramucce che ne seguirono ebbe modo di mettersi in evidenza per ardore e tenacia al punto di meritarsi di venire inserito tra i provvisionati al diretto comando del Colleoni. Con loro partecipò agli scontri ad Alessandria e a Bosco Marengo, tornandone poi di scorta ai prigionieri verso Romano di Lombardia.
Quando il Colleoni abbandonò Milano per mettersi al servizio di Venezia, ingaggiando battaglia a Caravaggio, il suo coraggio e fedeltà furono dimostrati resistendo fino all'ultimo all'assalto del campo veneziano e restando nella retroguardia a coprire il ripiegamento fino a Bergamo, per il quale attirò ulteriormente l'attenzione dei comandanti colleoneschi. Partecipò quindi alla campagna contro i Savoiardi e fu tra coloro che sottrassero i cavalli nemici durante lo scontro finale, dopo la fuga delle truppe sforzesche. A ricompensa il Colleoni lo fece armare, gli donò una cavalcatura tra quelle prese durante la battaglia e provvide al suo addestramento per inserirlo tra le sue cavallerie.
Ebbe quindi l'occasione di tornare ad operare sulle montagne tra Bergamo e Brescia fino al ritorno del Colleoni a servizio di Milano. Rifugiatosi con un manipolo di fanti tra i monti e attraverso sentieri poco battuti riuscì a ricongiungersi con le truppe del comandante nei territori sforzeschi per poi riprendere le operazioni di guasto e presidio in montagna.
Dopo la nomina del Colleoni a Capitano Generale dell'esercito veneziano, partecipò al torneo indetto per festeggiare la nomina. Si mise in luce in diversi scontri senza però arrivare alla vittoria.

 

Due chiacchiere con l'Uomo d'Arme ...

Torneoinarmatura. Come nasce la tua passione per la Ricostruzione Storica ?

Giorgio. Una dozzina d’anni fa assieme a mio fratello si è iniziato a studiare il Flos Duellatorum quasi per gioco, poi la situazione ci è “sfuggita di mano” crescendo sempre più anche in altri settori oltre il puro e semplice combattimento. Ed eccoci qua.

Torneoinarmatura. Perché hai scelto di rappresentare la Signoria di Bartolomeo Colleoni?

Giorgio. La nostra Associazione si è sempre rispecchiata nell’immagine Colleonesca, a livello territoriale poi il connubio è massimo. Bartolomeo Colleoni è un fortissimo esempio della gente delle nostre terre bergamasche, impulsivo, schietto e genuino.
Non potevo non seguire il solco del Capitano Generale portandone le insegne.

Torneoinarmatura. Perchè hai scelto il motto "DEO DUCE FERRO COMITE" ?

Giorgio. DEO DUCE FERRO COMITE (Dio come guida, la spada come compagna) è un motto chiaro e lineare, legato anche a Bartolomeo Colleoni, un bel riassunto di vita volendo: non possiamo farci condurre dalle cose terrene, serve una giuda superiore; poi ogni uno  sceglie con chi e come affrontare quel cammino

Torneoinarmatura. Cosa ti aspetti da questo evento ?

Giorgio. mi aspetto tanta competitività e lealtà e mi piacerebbe uno sfoggio maggiore di tecnica, settore in cui sicuramente sono il più deficitario. Da parte mia si tratta di un momento particolare visto che la moglie entrerà in quei giorni nell’ultimo periodo della gravidanza e che per questo ha spinto fortemente affinché non partecipassi al Torneo di quest’anno. Voglio quindi che sia un bel momento, con la volontà di replicare la vittoria della scorsa edizione.

Torneoinarmatura. Una parola per convincere i nostri lettori a venire alla Fortezza di San Leo il 18-19 Giugno ?

Giorgio. Direi che difficilmente si può trovare qualcosa di paragonabile in Italia, sono presenti rappresentanze dell’eccellenza e questo è sicuramente qualcosa di esclusivo. Sta poi a noi valorizzare il nostro lavoro dimostrando tangibilmente la fedeltà delle nostre creazioni e, perché no, “educando” il pubblico ad esigere sempre un livello maggiore di ricostruzione storica da parte dei gruppi che incontra durante le visite.