Torneoinarmatura 2016 - Uomini d'Arme

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Filippo di Messer Ettore dei Vannini detto "Il Magnifico"

Uomo d'Arme per la Signoria Malatesta

Filippo Vannini . Compagnia di San Martino . Rimini

Re d'Amore 2015

 

Messer Filippo dei Vannini nacque a Rimini il 12 marzo 1435.
Primo, ed unico, genito della famiglia dei Vannini, nacque in una famiglia ben inserita nella corte riminese, il padre era giurista e consigliere di Sigismondo Pandolfo Malatesta e la madre una delle nipoti del mercante Ludovico Mengozzi.

tempus loquendi, tempus tacendi


Le cronache del tempo lo descrivono come un uomo abbastanza alto, di importante presenza fisica, amante del bello e fine esteta; alcune fonti lo descrivono come incline ai piaceri della tavola mentre altre come mecenate e fine oratore. Portato alle arti liberali del trivio e del quadrivio, già in tenera età dimostrò interesse per gli scrittori classici e per il collezionismo di antichità, verso i 5 anni divenne uno dei famuli al diretto servizio di Sigismondo e da lui apprese le nozioni dell’arte della guerra. A 11 anni accompagnò il proprio signore sul campo di battaglia di Gradara, qui ricevette il suo soprannome “il Magnifico”, in quanto durante uno degli ardimentosi assalti del suo signore, seguitolo per porgergli un cavallo fresco si accorse di una brigata montefeltresca che tentava di aggirarli, invischiato in un violento scontro riuscì a ottenere la resa di uno degli uomini d’arme avversari, e stupì sia il suo prigioniero che il suo signore trattando con tutti i riguardi e con il massimo rispetto l’avversario sconfitto. A 13 anni presso i campi di battaglia di Piombino, già soldato combatté ardimentosamente e in maniera gagliarda, insieme al suo Signore, contro gli Aragonesi di Alfonso V. Tornato a Rimini venne nominato cavaliere in concomitanza della posa della prima pietra del Duomo, o Tempio Malatestiano. Fino al 1456 servì presso il suo signore in veste di ambasciatore, consigliere, viaggiò nelle corti italiane nel 1455 compì il lungo pellegrinaggio per Gerusalemme. Tornato dopo 9 mesi, sposò la nobildonna Tirolese Pentesilea von Trommel, e divenne ambasciatore presso il principe vescovo di Trento Giorgio II Hack von Themeswald.

Per il suo signore continuò ambascerie presso la corte pontificia e nel medesimo periodo concluse grandi affari divenendo socio di alcuni banchi di cambio tra Rimini, Perugia e Firenze. Grazie agli introiti riuscì ad acquistare terre e una tumba fortificata nelle campagne del contado riminese in cui soleva riposarsi e coltivare l’amore per i libri che spesso commissionava con grande dispendio economico. In questa residenza commissionò un piccolo ciclo pittorico presso la cappella, oggi perduti, che ritraevano la vita di alcuni santi in cui si fece ritrarre come San Giorgio.
Richiamato a Rimini nell’Agosto 1460 dal padre per questioni legate ai commerci familiari dopo aver a lungo tentato di dissuadere il suo signore dallo schierarsi con la fazione anti-aragonese a favore degli Angioini per la riconquista di Napoli, venne incaricato da Sigismondo Pandolfo Malatesta di rappresentarlo nel torneo indetto per lo sposalizio di Battista Sforza e Federico da Montefeltro. Anche se aveva lungamente abbandonato le armi, raccolse subito l’invito del suo signore, che lo omaggio dell’uso dei suoi colori, da inserire insieme alla sua araldica personale e al suo monogramma. Le altre notizie della sua vita sono ancora in fase di studio, in quanto da poco sono divenuti disponibili gli archivi privati di famiglia.

 

Due chiacchiere con l'Uomo d'Arme ...

Torneoinarmatura. Come nasce la tua passione per la Ricostruzione Storica ?

Filippo. Immagino che la mia passione per la ricostruzione storica sia stato il naturale approdo per l’amore che ho per la storia. Direi, sostanzialmente, sia nato già alle elementari quando nella biblioteca della scuola comparve dal nulla un volume su re Artù e la tavola rotonda, ricordo ancora oggi che aveva delle illustrazioni fantastiche, un po’ retrò (probabilmente era in quella biblioteca dai primi anni 60) con i cavalieri arturiani impegnati nelle varie avventure della conquista del Graal fasciati in bellissime armature; quando sono cresciuto un ulteriore molla a spingermi verso il mondo della ricostruzione è stata forse la passione per i giochi di strategia per pc che mi ha letteralmente fatto consumare i tasti della tastiera del mio primo computer. Quando verso i 14 anni mi sono avvicinato a questo mondo ho probabilmente iniziato col piede sbagliato, rivolgendomi a un’associazione che non ha saputo apprezzare il mio fervente entusiasmo, ma questo non mi ha di certo scoraggiato! Anzi, qualche anno dopo ho conosciuto l’attuale associazione, la Compagnia di San Martino, di cui ora sono il presidente, che da subito, durante una mostra mi ha messo “al servizio” della divulgazione dandomi uno sprone notevole sia nella mia passione sia nella mia crescita come persona. Posso dire che per me questo è il mio decennale della rievocazione storica, e mi accorgo che il percorso che per ora ho fatto mi ha cambiato radicalmente.

Torneoinarmatura. Perché hai scelto di rappresentare la Signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta?

Filippo. Bhè la scelta mi sembra ovvia, Rimini è legata ai fasti della sua signoria, i Malatesta hanno regnato tra alti e bassi sulla città per più di 250 anni, sono stati famosi nel bene e nel male, sono apparsi nella divina commedia, sono stati tra i grandi signori mecenati del XIV e XV secolo, hanno combattuto gloriosamente in tutta Italia e hanno radicalmente cambiato l’aspetto della città in cui vivo, trasformandola in una piccola capitale; e poi come non rimanere affascinati da Sigismondo Pandolfo Malatesta? Un uomo che seppe fare della sua ferocia e della sua arguzia un talento, che come ogni passionario e visionario di ogni epoca ha dato il meglio e il peggio di se tentando di raggiungere obbiettivi utopici, in fondo ogni riminese, dentro se, è un piccolo Sigismondo!

Torneoinarmatura. Perchè hai scelto il motto "TEMPUS LOQUENDI - TEMPUS TACENDI" ?

Filippo. Questo motto non è una mia invenzione bensì una citazione, è iscritto nei cartigli del cimiero che sovrastano il sepolcro di Isotta degli Atti, terza e forse, più famosa e amata, moglie di Sigismondo. Questo motto racchiude in se, a mio avviso l’essenza dell’umanesimo e del rinascimento Italiano, pur essendo una traslitterazione di un verso dell’Ecclesie, ritengo sia giusto leggerlo con gli occhi dei contemporanei di Isotta e Sigismondo, dove la dualità di parola e silenzio non è solo legata a vita e morte, ma anche alla capacità della ragione dell’uomo di dominare la sua parte violenta e volendo fare un parallelismo il quattrocento è un secolo di letterati, diplomatici e poeti, figli dell’umanesimo trecentesco e padri del rinascimento nel senso più stretto del termine; dove le parole di questi grandi uomini fallivano nel mediare la sete di terra e di gloria dei signori intervenivano le armi, quindi il tempo per parlare era finito, il tempo di tacere e dei fatti era giunto. Un ulteriore motivo che mi ha spinto a scegliere questo motto è che si trovi sulla tomba di Isotta e non su quella di Sigismondo e dei suoi antenati, è fantastico pensare che il signor Sigismondo, all’apice del suo potere e della sua ricchezza abbia voluto onorare la sua amata dandole così tanto risalto, ricoprendola con le sue araldiche, cosa che a sua volta mi ha spinto a voler coinvolgere e a dar risalto alla mia dama e compagna.

Torneoinarmatura. Cosa ti aspetti da questo evento ?

Filippo. Non saprei dirlo per certo, nei passati anni è sempre stata una sorpresa e una scoperta, ha tirato fuori il meglio da tanti quindi sinceramente mi aspetto di vedere ancora più coinvolgimento e “beltà” d’altri tempi, in più diventando “internazionale” sarà una sorpresa per tutti vedere come all’estero tentano di interpretare il loro ma soprattutto il nostro passato!

Torneoinarmatura. Una parola per convincere i nostri lettori a venire alla Fortezza di San Leo il 18-19 Giugno ?

Filippo. E’ ora di fare qualcosa di diverso, Rimini non è solo la riviera, la spiaggia e le discoteche, è una terra millenaria costellata di storia, miti ed eroi, San Leo è forse una delle più spettacolari rocche del mondo, l’evento è un tuffo in un quadro che prende vita e la vista della Romagna dalla Val Marecchia è fantastica; è l’occasione per regalare ai figli o ai nipoti un tuffo in un sogno ad occhi aperti e per riscoprire un passato troppe volte dimenticato o sdoganato con una falsa idea oscurantista…e poi, noi abbiamo anche i biscottini!